
passa il tempo e io non scrivo più. questo potrebbe essere chiaro a chi passa di qui ogni tanto. è che ho sinceramente smarrito il filo dei miei pensieri.
io sono un inattivo; anche se posso fare prove e concerti, essere fuori ogni sera, non sono una persona attiva, perchè, di fatto, questa mia attività non ha un effettivo riscontro. in poche parole, non vado da nessuna parte; e non è che sia per sfortuna o altro, ma semplicemente perchè non sono un tipo attivo, vado spronato.
ora, mi sta capitando di aumentare la mia situazione di sovraffollamento mentale, e di farlo (forse per la prima volta) in modo tale da non produrre nulla. e qui mi riferisco al blog. dico la verità, sono tentato dal chiuderlo, ma non penso che lo farò, perchè è sempre giusto tenersi una porta aperta. o meglio, meglio tenersi la porta, per decidere di aprirla quando voglio. in questo non sono teatrale, non mi va di sbaraccare tutto per poi tornare; non mi sentirei a posto. io ci sono, osservo, ma il mio stato attuale mi impedisce di scrivere.
in qualche modo mi sento come gli intellettuali nei film di woody allen; attenzione però (in questo mi aiuta la critica di alonge): l'intellettuale non è mai allen, lo sono i comprimari, i suoi amici; allen li prende in giro, lui agisce, non è un intellettuale. se avete presente "manhattan", l'amico di allen è l'intellettuale impegnato, quello che si permette di fare la classifica dei sopravvalutati, ma poi non combina mai nulla, se non farsi l'amante e comprare auto sportive in continuazione. idem per il personaggio della keaton. io mi sento così: sto riempiendo il mio cervello di "cultura" (uso le virgolette per attenuare i toni, ma in generale credo di formarmi davvero una cultura perchè ho senso critico), ma non faccio nulla, non vado avanti, mi do tante arie e non produco arte, cosa che invece dovrei fare.
non è un "blocco dello scrittore" o musicista o chicchessia, è un bivio, e ho paura a definirlo tale, perchè se non lo vedessi come tale non lo sarebbe: non riesco a fermare la mia sete di conoscenza, ma ciò blocca la mia persona, sento di perdere il periodo della mia gioventù per fare qualcosa sì di nobile e nobilitante, ma non qualcosa di SUPERIORE.
credo di essere arrivato al punto in cui mi devo superare di nuovo, e forse è la prima volta in vita mia in cui mi rendo conto di doverlo fare (l'ho già fatto, ma inconsciamente): devo mediare, superare la situazione con un colpo di genio, una straordinaria mediazione delle strade che non sia nè l'una nè l'altra, ma una nuova terza via. passata questa nel modo giusto, potrei anche pensare di diventare un grande uomo; quello poi potrà dipendere solo dalla mia volontà.
torno in meditazione...
(voglio che sappiate cmq che vi osservo...)