
ogni volta che penso a qualcosa di "importante" da scrivere sul blog - nel senso di "qualcosa che non riguardi strettamente me stesso, ma che possa essere spunto di riflessione per altri" -, accade qualcosa che mi fa cambiare rotta. stasera la città che amo - una bizzarra forma di amore, invero: mi fa incazzare da bestia e non sono certo di starci così bene, e in più per un musicista è un finto paradiso, ma non vorrei essere in nessun altro posto al mondo, per un legame violento proprio col terreno, una roba fisica - è animata dalla trecentesima notte bianca degli ultimi due anni. e dove c'è la notte bianca, c'è la folla. e dove c'è la folla non ci sono io. ma se devo passarci vicino, alla notte bianca, può capitare che lasci il segno anche sul sottoscritto.
è noto che ove vi è massa, ressa, gente, marmaglia, lì si annida il coglione vero, sincero, pericoloso per cè e per gli altri. cercando un parcheggio che non troverò in zona limitrofa al centro - un'ora e dieci minuti in cerca, ma niente, devo ripiegare a casa - per raggiungere amici a cena, vedo di tutto e di più; non fosse che ero alla guida - e si sa, la guida porta alla violenza, non si scappa - forse mi sarei anche divertito. neanche arrivo in zona che un vecchio con signora agganciata al braccio - permanente appena fatta, chè stasera c'è la notte bianca e il signor marito mi porta in centro dalle 19:45 alle 20:00 e non voglio farlo sfigurare - si fa strada in mezzo al corso agitando il braccio libero - il sinistro - nel tentativo di fermare le macchine. manona aperta rivolta verso di me. commette però un errore: non si butta. e se non ti butti tu, mi butto io. deve aspettare il giro dopo.
sono passati almeno venti minuti; la rabbia è già lì che ha occupato tutti i posti passeggerò, e forse anche un po' del portaoggetti della nuova lancia musa che volevi provare per la prima volta di sera; due testoline di &*£!$ sono in mezzo al corso dopo un curva, dove è molto difficile che possano essere visti da chi arriva - e se no che divertimento c'è? - il guidatore davanti a me deve aver fatto una faccia perplessa, perchè i due - splendidamente ubriachi ma, ahimè, italiani, sennò partivano anche le ingiurie razziste - decidono di fermarsi e minacciare il guidatore, che fortunatamente non accoglie e prosegue. urli fischi e ingiurie, che meraviglia.
è passata un'ora; ho fatto scendere della rabbia, prende il taxi, mi trova troppo nervoso. ho già avvertito gli amici che tra pochi minuti, se non trovo parcheggio, me ne vado. mi viene consigliato un posto in cui fores qualcosa di libero c'è. davanti a me, una punto piena di ragazzi, 4 o 5, che non supera i 5 km - qui, diversamente dal resto del post, non esagero -. le auto dietro di me iniziano a suonare. spinto dalla folla, mi unisco nel fare una cosa che raramente faccio. niente. praticamente fermi. continuano le strombazzate. niente. come in un ristorante affollato in cui tutti urlano, ovviamente il momento in cui faccio partire il rutto libero è l'unico momento di silenzio dal dopoguerra a oggi. suono deciso, ma stavolta sono l'unico. i ragazzi si animano, mi accorgo del loro effettivo numero. forse è meglio se non suono più. faccio altri 500 metri ai 5 all'ora. chi va piano va sano e va lontano. quando girano, finalmente posso mettere la seconda.
torno a casa con la coda tra le gambe. naturalmente quando sono fermo a un semaforo un pullman girando a momenti mi fa la fiancata, ma questa è routine. e pensare che mia madre me l'aveva detto di farmi passare a prendere.
amo questa città. non come woody allen ama new york, piuttosto come don camillo ama peppone. ecco: io sono don camillo, torino è peppone - forse meno simpatica -.
scrivendo, ho ascoltato dei brani da Sound Grammar, l'ultimo disco di Ornette Coleman. chi volesse fare un "passo avanti" nella propria conoscenza umana/musicale - magari avendo già sentito un po' di jazz - può partire da qui. è merito suo se una serata passata in macchina è diventato un racconto di rabbia esagerata.
tranne che dove indicato, tutto nel post è stato esagerato per rendere il racconto meno noioso.
dunque
stamattina ero abbastanza incazzato col mondo. avrei macellato un ragazzo in edicola che voleva a tutti i costi provocarmi - e ci riusciva! - , anche se era un po' tocco. sono politicamente scorretto, lo so, ma avrei voluto camminargli in faccia. sicuramente è la cattiva influenza della televisione e dei suoi programmi satanici.
poi l'incazzatura e la depressione hanno il preso il sopravvento, e di fatto oggi ho solo studiato 5 o 6 pagine e basta. ero proprio giù...
poi oggi pomeriggio sul tardi mia madre mi ha ricordato che giorno è - era - oggi. il 22 gennaio di 62 - già sessantadue?!? - anni fa nasceva mio padre. non che io mi ricordi poi tante cose di lui, ma un po' di effetto lo fa. ero convinto di poter scrivere un bel post a riguardo, con tanti bei significati, tante belle parole, ma adesso mi trovo a non aver granchè da dire. e allora ho deciso di dire che non ho niente da dire. perchè, al solito, forse ho troppo da dire. come si fa a parlare di qualcosa che non si ha? e poi, andiamo, non è questo il genere di blog in cui scrivo mentre mi spazzolo i capelli poi lo chiudo col lucchetto!
semplicemente, mi piace pensare a qualcuno di cui ho qualche ricordo qua e là. ma come dire... sono sprovvisto di concetti al momento. ne ordinerò un po' al magazzino - a proposito, il concerto al magazzino di gilgamesh è andato bene -.
buonanotte
capita spesso che mi ripeta e che dica che ci sono brani che entrano sotto pelle, che in qualsiasi momento ti bloccano dove sei se li senti, e che il più delle volte sono brani semplici. lo riperterò sempre, forse.
faccio fatica a definire un pezzo come questo. beh, tecnicamente lo posso fare, ma emotivamente potrei dare una descrizione talmente pallida di quello che mi suscita questo pezzo che non mi avvicinerei neanche lontanamente a cosa vorrei dire in realtà. forse, più che per la grandezza del pezzo, per mia incapacità nello scrivere.
non c'è la banalità della rievocazione di qualcosa vissuto in precedenza - e con ciò, niente di male contro questo tipo di banalità, che mi è quasi sempre aliena -, ma qualcosa di più profondo. nightswimming è tutti i settembre di una vita - september is coming soon, e vale sempre - , la ricerca di uno sforzo a lasciarsi andare a sè stessi senza vergogna - they cannot see me naked -, il fluire del tempo, latore di nostalgia per cose fatte e rimpianto per le cose non fatte - ne ho un archivio pieno del quale non farò mai l'inventario -, e latore, se si è fortunati, anche di un po' di saggezza - these things they flow away, replaced by every day -.
questa esecuzione è meravigliosa perchè è nuda, libera, stato emotivo cui stipe sembra anelare nel testo. l'equilibrio che solo i capolavori raggiungono. si dica quel che si vuole, questo è un capolavoro.
P.S. questo post non vada giudicato come triste; forse un po' malinconico, sicuramente non il prodotto della noia che so suscitare: tali stati d'animo non vanno mascherati nè accantonati nè si deve cercare di sfuggirvi; non per pigrizia e nè per indole, ma perchè vanno accettati in quanto formanti il nucleo portante del vissuto e della sensibilità di tutti e vissuti con trasporto, fierezza, serenità. io sono felice e fiero di saper apprezzare queste cose, mi rendono più umano. chi preferisce i post spensierati a priori, "perchè gli altri sono tristi e noiosi", non ha capito un granchè - e non può apprezzare leopardi -. ecco.
l'altra sera guidando mi sono ricordato perchè ho scelto il nickname mrharrison.
stavo guidando e ho messo nell'autoradio il disco george harrison; mi sono accorto parcheggiando che stavo cantando e muovendomi come un bambino che ascolta delle belle canzoni per la prima volta in vita sua. mi stupisce sempre il fatto che alcune canzoni mi "prendano alle spalle" ancora oggi, nonostante mandi giù tantissima musica di generi diversissimi. e mi fa sempre piacere scoprire ancora di essere in grado di stupirmi davanti molti brani - stupore che credo, ogni tanto, di aver perso. -
mi commuovo a sentire il prelude della suite bergamasque di debussy, mi esalto a sentire get up offa that thing di james brown; mi prende un meravigliosa malinconia de ascolto martha di tom waits, avverto delel tensioni se sento la sinfonia di luciano berio; mi innamoro di un volto nella nebbia della mia testa se sento you're beautiful di james blunt - qui un po' mi vergogno -, mi stupisco ogni volta che sento ah hum di charles mingus. per non parlare della pelle d'oca che mi dà forbidden colours di sakamoto (con sylvian) e tante altre cose. mai troppe.
forse una delle chiavi per apprezzare l'arte - e la vita? - è proprio lo stupore con cui la si deve affrontare.