
due parole velocissime sulla serata appena passata con un amico, chitarrista anche lui - nel mio trio acustico -.
si è parlato di un sacco di cose, dall'infinitamente piccolo alla musica ambient, dalla sincronicità ad heidegger, da alfredo castro - qui ci va una precisazione: era un imperdibile personaggio scovato da mai dire tv, di cui ho il culto. cercate un po' su youtube... - ai simpson, dai beatles ai frattali, dal complotto sulla morte di paul mccartney a thomas pynchon.
io iniziavo i discorsi musicali, lui quelli filosofico-psicologici - è laureato in psicologia - e si partecipava entrambi attivamente. anche le cose più prettamente popular le mettevo io sul piatto.
nonostante ancora adesso sia piuttosto turbato - non sono sicuro che sia il termine corretto, ma sono rimasto molto colpito dai discorsi che si sono fatti, in particolare quelli sui complotti -, mi sento di dire che è stata una serata piacevole. così, tanto per scrivere 2 parole.
inizio a postare ascoltando ne me quitte pas di jacques brel. non sono un fan degli esistenzialisti e nemmeno degli chansonnieres francesi (o belgi, come per il Nostro), pur riconoscendo ad entrambe le categorie la dovuta importanza. e poi ogni volta che ascolto questa canzone mi viene in mente il film di verdone sono pazzo di iris blond, in cui lui era costretto a suonarla da una fidanzata molto più vecchia di lui, una palla al piede.
ecco, partendo da qui magari ne esce una riflessione - non preparo quasi mai quello che scrivo qui -: questa è innegabilmente una chanson triste, ma io la ricollego in prima istanza a qualcosa di comico. questo è il potere dell'immagine sul suono? non credo. imitation of life dei r.e.m. ha un video colorato e allegro, ma trattando la canzone di un tema non particolarmente allegro - la fatica di trovare il proprio posto nel mondo, da quanto mi pare di capire dai testi sibillini di stipe -, io l'ho sempre ritenuta un po' pesante - un po', non troppo; la ritengo comunque positiva -.
un altro esempio è il lux aeterna di ligeti: in teoria il brano è positivo, ma dopo aver visto 2001: odissea nello spazio non posso che associarlo a un baratro nero o qualcosa di simile. non sto qui a spiegare le complesse strategie compositive di ligeti con cui imita i compositori fiamminghi del rinascimento - sarebbe noioso anche per me -, ma forse può far piacere sapere che in quel caso kubrick giocò sporco, remixando il brano "chiudendolo", mozzando molte frequenze e dandogli un senso claustrofobico. e infatti ligeti si incazzò non poco.
il legame è stretto, lo spostamento di significato non è univoco; la relazione tra musica e immagine è studiata da anni e io certo non credo di poter aggiungere un'argomentazione significativa nella mischia. aggiungo però che, pur essendo la canzone di brel legata a immagini divertenti nella mia mente, non me la sono sentita di mettere james brown dopo averla sentita, bensì di essere passato a nightporter dei japan. 
quindi - come è palese - la musica ha anche il potere di divincolarsi da significati che non le appartengono per principio.
e poi volevo fare nero su nero con sfondo e immagine.
succedono delle cose strane, di quando in quando...
oggi mi è stato lasciato un commento ad un post scritto il 17 agosto 2005 - 2 anni prima dell'acquisto del mio portatile e della morte di max roach: c'è già chi pensa al complotto -. un post, come la maggior parte dei miei, piuttoso asettico. in sostanza scrivevo frasi entusiastiche sui nascenti silence please e annunciavo una prova con un gruppo. prova che poi non è andata per il meglio e la cosa è finita lì. aggiungevo una domanda postami da un amico sul perchè andassi a suonare le tastiere, visto che il mio strumento principale è la chitarra e probabilmente tecnicamente sarei stato un chitarrista migliore degli altri. ripeto, domanda postami da un altro, a cui ironicamente rispondevo che probabilmente lo facevo perchè ero uno scemo.
nel commento anonimo mi si diceva che evidentemente non avrei suonato la chitarra lì perchè non ne capisco niente di surf, perchè non distinguo il suono di una strato da quello di una jaguar, non ho la forza fisica per trasportare un amplificatore valvolare nè per piegare - termine tecnico: bending - delle corde "dure" (scalatura alta) e che sì, sono uno scemo.
siccome sono piuttosto piccato dal fatto che si entri nel mio blog senza firmarsi e dandomi in sostanza dell'incompetente, mi permetto di rispondere, naturalmente con il sarcasmo che mi è proprio e che mi rende così irresistibile.
1. il surf: in effetti oltre a misirlou non vado, ma mi sono sempre permesso di non considerare i beach boys un gruppo surf. fare questo per me significa valorizzare ulteriormente questo gruppo, soprattutto alla luce dei dischi di fine anni '60, perchè renderli un fenomeno di genere non renderebbe loro giustizia. peccherò di ignoranza per un genere - mi permetto di dire limitato dal punto di vista della produzione -, ma chi ha scritto questo commento sa chi era il max roach
che ho citato a inizio post? io lo reputo culturalmente - sì, culturalmente - nettamente più importante di un genere sì degno di considerazione, ma dall'incidenza relativa.
2. il suono della strato/il suono della jaguar: ho una strato,
e ancora prima che ce l'avessi sapevo bene che non ha un suono, ma ne ha una gamma talmente vasta da farla diventare con la les paul - la mia chitarra per eccellenza - lo strumento solista principe del rock. il suono della fender stratocaster non esiste: jimi hendrix, l'ultimo eric clapton, jeff beck, il george harrison di rubber soul e magical mistery tour, l'ultimo pete townshend, mick taylor, terje rypdal - pardon, è una strat... - hanno lo stesso suono? la jaguar
è una chitarra prettamente ritmica, va messa in un'altra categoria. ma sarà, non me ne intendo di chitarre.
3. è vero, non ho il fisico per alzare un amplificatore valvolare; tra l'altro, ho da sempre ampli a transistor - il mio pesa comunque mezza tonnellata -, e dire che gli ampli migliori sono valvolari vuol dire non avere sentito praticamente la totalità dei chitarristi dell'ultimo quarto di secolo. sono suoni differenti, porli in relazione meglio/peggio è errato di base.
4.
non uso corde con scalatura 0.13 perchè credo che suonare la chitarra debba essere principalmente un piacere, non un martirio o un allenamento per diventare erede della scuola di hokuto o partecipare a un torneo tenkaichi. volendo, i bending su una 0.13 li faccio, come sul mandolino. ma preferisco essere più sciolto con delle 0.10 che mascherare delle lacune tecniche usando la scusa delle 0.13.
se si vuole parlare di musica, ben volentieri. ci si firma, non mi si attacca. è il mio blog, sono le mie regole. certe cose, sarò permaloso, possono darmi fastidio. la parola a chi vuole rispondere, anche chi non c'entra. e non mi si dica di non prendermela, me ne farò una ragione, non vi preoccupate.
cercherò di non essere banale. si sprecano tante parole spesso prive di reale significato, ridondanti e stracolme di luoghi comuni sulla musica dal vivo, proverò a non cadere in tentazione.
stasera ho suonato al magazzino di gilgamesh, uno dei locali più importanti di torino, in cui spessissimo vengono a suonare grandi musicisti da tutto il mondo. è già la terza volta che ci suono con i no frill, il trio acustico; non lo dico per tirarcela, anche perchè mi stupisce che ogni anno ci riconfermino nella programmazione, visto che non riempiamo mai il locale.
abbiamo suonato bene, e nonostante il mio mal di stomaco direi che ho spaccato - anche una corda, a metà del primo set: troppa foga -. è un piacere suonare senza troppi fronzoli per la testa, ancora di più con persone con cui ti trovi bene. il rock classico poi si fa suonare, diciamocelo. che sia losing my religion - con mandolino suonato dal sottoscritto - o ticket to ride, o jumping jack flash, o starman, si ha la sensazione di cadere sempre in piedi.
ecco, forse su questa mi posso fermare, prima di cadere in una vena aforistica che tradirrebbe i miei propositi iniziali. fare evoluzioni e quant'altro ma sapere che la rete sotto c'è; non necessariamente l'altra chitarra - anche -, bensì la musica.