
dal momento che oggi è uscito in europa accelerate, il nuovo cd dei r.e.m., mi sento di spendere due parole sul gruppetto. non riguardo al disco, dal momento che non ce l'ho ancora visto che l'edizione speciale arriverà, speranzosamente, la prossima settimana. io l'ho ordinata, vedremo. non posto foto, nè altre cose, non ne sento il bisogno: so che ciò rende la lettura più difficoltosa sul pc, perdonatemi.
al momento questo è l'unico gruppo del quale compro i dischi a scatola chiusa: anche non avessi sentito il nuovo singolo, supernatural superserious, che è molto bello, avrei comprato il disco senza battere ciglio, anche a prezzo pieno in un negozio che non fa sconti. perchè i r.e.m. sono gli unici che in 25 anni di carriera hanno mantenuto uno standard paurosamente alto nella qualità dei dischi; qualcuno è riuscito meno bene di altri - per me fables of the reconstruction, green, out of time e monster non sono stratosferici -, ma credo che anche questi loro picchi "in negativo" sarebbero stati fiori all'occhiello nella discografia di praticamente qualsiasi altro gruppo coevo - penso anche e soprattutto agli u2, che sono la loro contropartita europea sotto molti aspetti ma che per me non reggono assolutamente il confronto -. e poi, dopo un disco un po' meno ispirato, arrivava un super-capolavoro: bordate come document, automatic for the people, up, around the sun giustificherebbe anche delle gran cagate che, ribadisco, qui mancano del tutto.
il mio primo approccio con il gruppo di athens, georgia è stato con daysleeper, nel '98; mi feci regalare da mia cugina up, che in questi giorni sto riascoltando e devo dire che non ha perso smalto. erano i r.e.m. nuovi, ma io non potevo saperlo, e non lo avrei detto: così maturi, così equilibrati, non sentivo da nessuna parte che mancasse un elemento - dopo aver sentito i dischi precedenti posso dire che qua e là un pochino di smarrimento forse c'era, ma è anche lì il fascino di quel disco -. e poi nightswimming, at my most beautiful, talk about the passion, so. central rain, maps and legends, fall on me, it's the end of the world as we know it (and i feel fine), losing my religion, drive, try not to breathe, everybody hurts, find the river, man on the moon, strange currencies, what's the frequency, kenneth?, leaving new york... non posso finire l'elenco, già così è troppo lungo.
questo è il motivo per cui compro i loro dischi a scatola chiusa, quello che mi aspetto mi piace tantissimo; e, finora, non hanno mai deluso le attese.
per pasqua sono andato al battesimo della mia nipotina, e per pranzo ho mangiato dalle mie parti. questa volta, però, avevo la macchina fotografica e sono riuscito a fissare in un'immagine la meravigliosa frase risalente al ventennio che ancora troneggia nella piazza principale del paese in cui abita una mia cugina. ora sento che mi mancano quegli slogan belli di una volta, che ti fanno sentire che sotto c'hai 2 palle così. eccolo qua, per tutti: LA STASI DEBILITA, L'AZIONE RINFRANCA. così si fa, cazzo.

questa sera sono andato al concerto di mike patton con gli zu. sono stato indotto da amici, ovviamente. ho qualcosa di patton, ma non mi sarei mai deciso ad andare da solo là. che poi alla fine da solo ci sono stato per davvero, visto che i miei amici sono stati sotto il palco e io mi sono decentrato perchè c'era troppo bordello: già la musica prima del concerto martellava nelle viscere, e a me quelle cose danno fastidio. allora sono stato di lato, fuori dall'occhio delle casse. non mi sono privato di un piccolo attacco di panico, ma non stare nella ressa e fuori dalle vibrazioni più forti mi ha aiutato a reggere.
comincia il concerto e decido di andarmene: solo rumore. mi dico allora di non fare lo schizzinoso, e che io stesso sono una specie di guru del casino. la differenza, mi ha aiutato a capirlo, è che io non faccio sommergere tutto dal rumore, lo tengo sotto controllo. sta di fatto che alla fine mi sono seduto su un tavolo in fondo e il concerto l'ho seguito. ci sono stati dei momenti gradevoli, cioè quelli in cui spiccava patton e i suoi ricordi zorniani, ma sta di fatto che questa musica la devo prendere da una certa distanza - in senso letterale -: delle bordate viscerali non sono esattamente quello che voglio.
ma a questo punto, se questa musica va ascoltata così, se io la ascolto in tutt'altra maniera, ne cambio il senso? e la stessa musica che sentivano i tipi fumati ed esagitati sotto il palco? credo siano valide sia risposte positive che negative, e la domanda in fondo è retorica, per cui non cerco risposte spicciole. approfondirò l'argomento in separata sede. rimane comunque il fatto che ora, per controbilanciare l'equazione, sto ascoltando roba melensa ed estremamente melodica.